Tuesday , July 16 2019
Home / A-Top / Gran Muftì emerito di Bosnia: tra islamici e cattolici uno “spirito creativo”

Gran Muftì emerito di Bosnia: tra islamici e cattolici uno “spirito creativo”

Intervista a Mustafa Cerić, dal 1993 al 2012 guida dei musulmani di Bosnia, durante l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica, a Roma per ricevere un premio per la pace “tra i popoli e le religioni”. “Sono grato a Papa Francesco – ci dice – per la sua voce, che si leva per la pace nel mondo”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“La crisi di questo tempo va vista come una benedizione: ne usciremo trovando uno ‘spirito creativo’ anche nel rapporto tra cattolici e musulmani”. Mustafa Cerić, 67 anni, dal 1993 al 2012 è stato Gran Muftì della Bosnia ad Erzegovina, ed è un protagonista del dialogo tra musulmani e cattolici. Nel novembre 2008 è a capo della delegazione islamica del primo Forum cattolico-islamico organizzato dal Pontificio consiglio per i Dialogo interreligioso e dal principe di Giordania Ghazi Bin Muhammad Bin Talal, e in tale veste partecipa, accanto al cardinal Jean Louis Tauran, all’udienza di Benedetto XVI in Sala Clementina.

Premiato il suo impegno per la pace “tra i popoli e le religioni”

Lo incontriamo a Roma dove viene premiato, “per il suo impegno nel favorire la pace tra i popoli e le religioni” dall’Organizzazione mondiale degli Stati (Wos), fondata dall’arcivescovo ortodosso Victor Busà e dall’arcivescovo ortodosso Makarios III, già presidente della Repubblica di Cipro, e che ha la sua presidenza internazionale a Roma. Il presidente attuale è Eugenio Lai. La Wos tiene il suo 21esimo congresso internazionale.

La terza guerra mondiale “non dichiarata”

Nel suo intervento dopo aver ricevuto il premio, il Gran Muftì emerito sottolinea che la nostra umanità è oggi a rischio non solo per un disastro naturale ma anche per la follia di un non interventismo politico. Ricorda l’allarme di Papa Francesco per una terza guerra mondiale non dichiarata, dicendosi però convinto che l’aggressività non vincerà. “L’unico modo per allontanare questa minaccia – spiega – è la cooperazione per la verità, la giustizia, la riconciliazione, e la pace per tutti”. E’ necessario garantire la sicurezza di tutta l’umanità, conclude, ricordando che “come sopravvissuto del genocidio in Bosnia alla fine del secolo scorso, so bene cosa significhi essere sicuri nella propria casa, nella propria terra e Stato”.

Gli studi a Chicago e il ritorno come imam a Zagabria

Mustafa Ceric ha studiato, grazie ad una borsa di studio, all’Università Al-Azhar del Cairo, poi è ritornato in Jugoslavia, per servire come imam. Nel 1981 ha accettato l’incarico di imam presso il Centro Culturale Islamico della Grande Chicago di Northbrook, in Illinois, negli Stati Uniti. In quel periodo ottiene un dottorato di ricerca in Studi islamici all’Università di Chicago. Dal 1987 è di nuovo in Jugoslavia, dove serve come imam a Zagabria. Nel 2014, dopo aver lasciato la carica di Gran Muftì della Bosnia a Hussein Kavazović, è stato candidato come membro bosgnacco della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina alle elezioni del 2014, ma non è stato eletto. E’ membro, tra l’altro, del Consiglio Interreligioso di Bosnia ed Erzegovina, del Consiglio dei 100 Leader del World Economic Forum, del consiglio esecutivo del Consiglio Europeo dei Leader Religiosi e del Consiglio Mondiale delle Religioni per la Pace.

Dal primo Forum cattolico-islamico al documento di Abu-Dhabi

Dalla dichiarazione comune di cattolici e musulmani al termine del primo Forum cattolico-islamico del novembre 2008 in Vaticano, firmata anche dal Gran Muftì Ceric, al documento sulla Fratellanza umana siglato a febbraio di quest’anno ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Gran Muftì di Al Azhar Al-Tayyib, sono passati più di dieci anni, e sicuramente il dialogo ha fatto molti passi avanti. Al Gran Muftì emerito di Bosnia chiediamo se ora si tratta solo di applicare quanto dichiarato.

R.- Nel 2008, quando si è svolto il Forum tra musulmani e cattolici, ero a capo della delegazione musulmana e ho avuto il piacere e l’onore di parlare davanti a Papa Benedetto XVI, insieme al cardinale Tauran, che ci era molto amico. Ricordo la sua visita alla città di Sarajevo durante la guerra. Con lui, abbiamo perso un grande uomo che ha promosso il dialogo interreligioso. Da quell’epoca al tempo della Dichiarazione della fraternità di Abu Dhabi, che tutti hanno definito un evento storico, per il fatto che Papa Francesco ha visitato la penisola araba per la prima volta, si è sviluppata questa dinamica che definirei “uno spiritualismo dialettico”. Credo che, come è scritto nelle Sacre Scritture, il dinamismo spirituale inizialmente porti a un conflitto e poi da questo conflitto si cerca di trovare soluzioni. Noi viviamo, così penso, in un’epoca di uno spiritualismo dialettico molto forte, molto potente che in questo caso è dimostrato, tra cattolici e musulmani. E questo significa che la crisi che ci troviamo ad affrontare in questo momento non deve essere compresa come una maledizione, quanto piuttosto come una benedizione perché da questa crisi dobbiamo cercare di trovare uno spirito creativo. In breve: in che cosa consiste, oggi, il rapporto religioso tra cattolici e musulmani? Io direi: in uno spirito creativo.

Il Gran Muftì emerito di Bosnia Mustafa Ceri

Sarajevo, dove lei ha vissuta anche nei 43 mesi d’assedio, durante la guerra 1992-1995, può tornare ad essere la Gerusalemme europea, partendo dall’amicizia mai interrotta tra le comunità musulmana, cattolica ed ebraica?

Tre sono i Papi che hanno visitato la Bosnia, e io li ho incontrati tutti e tre, a Sarajevo. Ancora ho nelle orecchie la voce di Papa Giovanni Paolo II, quando alzava la voce, ogni settimana, per la pace a Sarajevo. La sua voce non morirà mai, nei nostri ricordi. Per questo penso sia doveroso per me ricordare a tutti i cattolici che Papa Giovanni Paolo II è nostro amico, nella seconda Gerusalemme del mondo, la Gerusalemme a Sarajevo. Nel corso della sua recente visita a Sarajevo, Papa Francesco ha fatto una dichiarazione storica dicendo che Sarajevo è la Gerusalemme d’Europa, e io credo che Sarajevo sia la Gerusalemme d’Europa e che sarà la Gerusalemme d’Europa. Sarajevo è più che una città, nel senso che essa appartiene a chiunque venga a Sarajevo perché ciascuno riesce a ritrovare una parte della sua identità in quella città. E Sarajevo potrà sopravvivere solo in questo spirito. Se qualcuno prova – e recentemente alcuni hanno provato – a distruggere questo spirito, questo particolare spirito di Sarajevo, fallirà di certo. Voglio esprimere la mia sincera riconoscenza a Papa Francesco per la sua voce, che si leva per la pace nel mondo. Ho ascoltato le sue parole, secondo cui viviamo in un mondo in cui vige una terza guerra mondiale non dichiarata: questo è un messaggio potente. E io capisco bene cosa lui intenda dire. Penso che voi cattolici dobbiate essere orgogliosi di avere un simile Papa. E io, in quanto musulmano in Europa, sono orgoglioso di vedere il Papa visitare tanti Paesi a maggioranza musulmana, e la sua recente visita in Marocco con l’incontro con il re del Marocco, Mohammed II, è stato un incontro storico. La dichiarazione che entrambi hanno firmato credo sia un evento unico. Mi congratulo anche con Papa Francesco per il suo coraggio, per la sua saggezza e per la sua capacità di comunicare con il mondo che definirei unica. Ho seguito gli eventi riguardanti il Sud Sudan, compreso il suo gesto di baciare i piedi dei rappresentanti politici. Loro, ovviamente, saranno stati imbarazzati, ma io spero che l’impatto del suo gesto contribuisca a portare la pace. Noi, oggi, abbiamo bisogno della pace come dell’aria, perché oggi la pace è aria, è acqua ed è pane. Se noi perdiamo questo, moriremo.

Il Gran Muftì emerito di Bosnia Mustafa Ceric

Essere Gran Muftì di Bosnia per quasi 20 anni, in un momento così tragico per il Paese, l’ha esposta naturalmente a molte critiche. Cosa risponde a chi l’accusa di non aver frenato l’ingresso dei gruppi neo-salafiti nella comunità islamica di Bosnia?

Lei ha ragione quando afferma che questo è un problema, queste critiche hanno un loro valore: il salafismo inteso come mentalità militante, mentalità intollerante delle persone non è accettabile, nemmeno in Bosnia. Per sua informazione, io ho combattuto questa mentalità militante rivendicata dal salafismo più di chiunque altro, teoricamente e praticamente. Ma una cosa che i miei critici dimenticano è che io non ho mai permesso che la mia comunità venisse divisa e la gente istigata l’una contro l’altra in maniera violenta. Questo era il mio compito. E probabilmente, per poter ottenere questo, ho tollerato alcune di queste persone, nel tentativo di persuaderle a non essere violente, e probabilmente ho accettato alcune loro argomentazioni che normalmente non avrei accettato ma che in quel caso ho accettato per conservare la pace e la tolleranza nel mio Paese. Quindi, cerco di comprendere ma assolutamente mai consentire che i musulmani della Bosnia adottino questa mentalità di intolleranza che è particolarmente tollerante nei riguardi della violenza e di attitudini religiose che non sono accettabili né adattabili all’ambiente bosniaco. La Bosnia continua ad essere il Paese degli eretici: le persone che vengono dall’Europa ci dicono che non siamo abbastanza europei, mentre quelli che vengono dall’Oriente ci rimproverano di non essere abbastanza musulmani, perché dovremmo essere più musulmani di quanto non lo siamo. Ma quando questi se ne vanno, noi continuiamo per la nostra strada: questo è la via bosniaca. Ci sono quindi due indirizzi dell’islam, in Bosnia: quello bosniaco, e quello europeo…

About admin

Check Also

Il genocidio di Srebrenica 24 anni dopo: la “guarigione” è ancora lontana

L’11 luglio 1995 l’esercito serbo-bosniaco massacrò più di 8mila musulmani inermi dopo la conquista della …